17 Febbraio 2015

Primo incontro del progetto “2015: i genitori disapprovano, i figli postano”.

Lo scorso 6 Febbraio, presso l’Istituto Giorgio Ambrosoli, più di venti genitori hanno approfondito la spinosa, quanto quotidiana, tematica del conflitto genitori-figli. A guidarli, nel primo dei quattro incontri del progetto, promosso dall’Associazione Cerchi D’onda in collaborazione con la Regione Lazio, gli psicologi e psicoterapeuti Cecilia Iaccarino e Alfredo Altomonte.

“Cerchiamo di accompagnare le famiglie nel loro compito educativo” spiega la Vice presidente dell’associazione, Prof.ssa Loredana Simeone che, dopo aver dato il benvenuto ai genitori intervenuti e aver presentato brevemente le finalità e la struttura del progetto, dà la parola al Prof. Mori, Vicepreside dell’Istituto Ambrosoli. “La luce dell’adolescenza porta con sé un’ombra” spiega Mori che pone l’accento sull’importanza che i genitori hanno nel futuro dei figli. “Ci sono dei ‘no sani’ che i ragazzi devono imparare a dire” e i genitori hanno il compito di insegnare ai propri figli a pronunciarli.

Si entra così nel vivo dell’incontro. Due le regole da rispettare, illustrate dalla Dott.ssa Iaccarino: darsi del tu e mettersi in gioco; un unico obiettivo comune: trovare le risorse da adoperare nella relazione con i propri figli per migliorare la relazione stessa. Due le parti in cui viene suddiviso l’incontro: la prima più prettamente pratica, la seconda teorica, entrambe riguardanti l’analisi di una caratteristica peculiare dell’adolescenza, il conflitto.

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Nella prima parte, attraverso il “Grande gioco del conflitto”, i genitori, divisi in quattro squadre, affrontano tre giochi.

Il primo è necessario per “rompere il ghiaccio” e arrivare ad una dimensione che abbracci la spontaneità. Infatti, per arrivare a guardarsi come genitori capaci di affrontare i conflitti è necessario riscoprirsi bambini, passo fondamentale per mettersi in gioco, come spiega il Dott. Altomonte.

Nel secondo gioco a ognuno dei componenti dei gruppi viene chiesto di tracciare su un foglio la sagoma delle proprie mani, per poi scrivere sulla prima tre caratteristiche che la persona apprezza di sé e, sulla seconda, tre caratteristiche che considera negative. Si scopre, così, che la difficoltà maggiore riscontrata è trovare caratteristiche positive, alle quali non sempre si pensa e sulle quali non si investe. Riscoprirle è una tappa fondamentale e deve rappresentare una ricerca costante nella propria vita perché, per arrivare a guardarsi come genitori, è necessario ripartire da se stessi.

Il terzo gioco, vede coinvolte le capacità creative e interpretative dei genitori presenti. In 10 minuti viene chiesto loro di costruire due scene per rappresentare un conflitto tra genitori e figli e la sua successiva risoluzione. Si ha modo, così, di affrontare concretamente un conflitto e molti genitori hanno la possibilità di interpretare vari ruoli e riscoprirsi addirittura nel ruolo di figli adolescenti. “Paura di non capire e di non essere capita”, “Nonostante sia tuo figlio è un individuo a sé e vai in crisi per paura di usare parole sbagliate” spiegano due delle mamme presenti. Un papà, dopo aver interpretato il ruolo di figlio, afferma: “I principi che determinano il conflitto sono gli stessi di quando ero giovane; La cosa diversa sono gli scenari, i mezzi e gli ambienti, anche più difficili dei nostri; io non so se i ragazzi sono consapevoli della difficoltà maggiore che hanno”. “Forse, come genitore, dovrei essere più comprensivo”.

Dopo fruttuosi momenti di riflessione, si passa alla seconda parte, prettamente teorica.

Si riflette sull’importanza del conflitto, tappa obbligata per ragazzi adolescenti che, in questa fase di crescita, stanno ancora sviluppando importanti funzioni cerebrali.

Il conflitto fa parte della crescita, l’adolescente ha, infatti, bisogno di scontrarsi con l’adulto per definire la propria identità, differenziarsi dal genitore e riconoscersi diverso da lui. “Se levassimo il contenuto a ciascun conflitto, scopriremmo che quello che rimane è ti voglio dimostrare che io sono diverso da te, sono diverso da ciò che tu ti aspetti da me” spiega Iaccarino. Il conflitto, inoltre, serve all’adolescente per sapere fin dove si può spingere e, compito del genitore, è saper dire quei no necessari a definire il limite oltre il quale l’adolescente non dovrebbe spingersi. I no (attenzione: non i divieti!) servono, ma solo se accompagnati da spiegazioni ben motivate.

Un aspetto rilevante, messo in luce da Altomonte è che, spesso, come genitori, si tende a non essere autorevoli come i genitori di un tempo, fermi sulle loro posizioni, ma in luogo di una falsa democrazia si diventa troppo flessibili. Diventare argini, ostacoli evolutivi utili alla crescita, dare confini che aiutino i propri figli per trovare la strada verso la felicità. Questo l’obiettivo che ogni genitore deve proporsi di realizzare.

Prima di salutarsi e rimandare al prossimo incontro (Venerdì 20 febbraio dalle 17:00 alle 19:00), in cui si parlerà di come ripristinare l’armonia e l’alleanza persa con i propri figli, gli psicologi e psicoterapeuti Iaccarino e Altomonte ringraziano i genitori, per aver partecipato a ‘tutti i livelli’, con una frase di Charlie Chaplin, che sembra sintetizzare il senso di quanto detto durante tutto l’incontro.

“Non dobbiamo continuare a temere i contrasti, i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi. Oggi so che tutto questo è “la vita”.