4 Settembre 2016

Educarsi, costruire e mantenere relazioni efficaci nella coppia – Raffaele Mastromarino e Mara Scoliere 

Per chi quest’anno iniziava l’avventura della Sfaf, ad attenderlo c’era Raffaele Mastromarino con il suo laboratorio sulla comunicazione nella coppia. Io sono stata tra questi: come tutte le cose che non conosco, all’inizio mi sembrano montagna da scalare (e questa volta anche a mani nude), e dopo qualche battuta, ho pensato: non ce la farò. Invece Raffaele ha saputo far suonare l’orchestra, usando una sua metafora, dirigendo tutti noi come strumenti concentrati sulla stessa melodia. Ognuno di noi si è aperto, ha messo a nudo le proprie fragilità e quelle della coppia, della famiglie. Abbiamo condiviso difficoltà e gioie. Siamo tornati a casa consapevoli di avere qualche strumento in più per poter costruire una comunicazione che faccia bene alle nostre famiglie.

 

Da dieci anni alla Sfaf, Raffaele Mastromarino – psicologo e docente all’Università Pontificia Salesiana – da otto anni condivide questa esperienza con Mara Scoliere, che oltre a essere sua moglie è anche lei psicologa e al Getsemani ha parlato alle coppie di come mantenere efficace una relazione. Sposati da 24 anni, hanno un figlio di 20, Luca. Li incontro alla fine della settimana, quando siamo pronti a chiudere il bagaglio di relazioni, emozioni, difficoltà.

 

Entrambi avete portato avanti dei laboratori che riguardano la comunicazione nella coppia e il come si può mantenere efficace una relazione. La prima domanda è questa: secondo voi qual è la chiave di volta affinché la comunicazione tra due persone sia efficace e quindi la coppia possa funzionare dal punto di vista comunicativo?

 

Mara: Noi qua facciamo un laboratorio nel quale presentiamo degli aspetti tecnici, competenze, spiegazioni che indubbiamente aiutano, sono un grande strumento. Il prerequisito credo sia essere presenti a se stessi come persona, avere il senso di chi siamo, di dove vogliamo andare perché questo ci consente di vedere l’altro. Se io sono bisognosa per motivi miei faccio fatica a mettermi a un livello di empatia, di relazione con l’altro, non lo vedo! E di conseguenza per quanto possa essere capace o avere conoscenze, sarà difficile avviare una relazione efficace solo con le competenze. Poi di fatto, nell’esperienza con le persone quello ritorna, nel senso che persone diverse frequentano questi laboratori, con competenze diverse ma così come nella terapia o in qualunque altro tipo di situazione che implica il coinvolgimento personale se non ci sei come persona non vai avanti.

 

Raffaele: Secondo me un prerequisito, che è quello che succede, è che le persone riescono a fermarsi. A parte le tecniche che possono essere utili e di supporto, io mi rendo conto che se si dà la possibilità alle coppie, alle famiglie di fermarsi, sono assetati di poter parlare. I contenuti servono, ma la possibilità di parlare è importante. Io sono ammirato da queste persone che spendono una settimana delle loro vacanze per fermarsi, poter parlare rispetto a sé, rispetto alla coppia, mettersi in discussione e se si crea un clima dove si può parlare, fanno tutto da sole. E’ chiaro, ci vuole un maestro d’orchestra ma loro sono lo strumento per suonare una bella sinfonia e io in questi anni vedo che le persone sanno suonare.

 

Mara: Alcune coppie le conosciamo da dieci anni e vedendoli nel tempo è strabiliante quello che loro hanno fatto in questi anni, per loro stessi e anche quello che noi abbiamo potuto fare come coppia per noi stessi grazie a loro, perché lo scambio è reciproco.

 

In che modo la comunicazione può essere uno strumento e servire alla efficacia della relazione di coppia?

 

Raffaele: Secondo me tutto sta nel dare la possibilità alle persone di conoscere, di cogliere qual è la lingua che parlano, la lingua psicologica. Se le persone parlano il “critichese” perché qualcuno gli ha insegnato a criticare, magari nella coppia c’è la possibilità che il partner non diventando critico a sua volta, può insegnare quella che io ritengo una lingua importante che è “l’accogliese”, per poter accogliere la diversità e anche la critica, per insegnare come si può stare stare nelle relazioni  in accoglienza. Il punto è la libertà di poter creare un clima dove le persone possono riconoscere la lingua che hanno parlato e che hanno imparato e poi imparare dall’errore, perché si può imparare…

 

Mara: Si può imparare! Negli anni lo abbiamo visto,  le persone questo riportano: questo semino che loro raccolgono e seminano, perché se non c’è una motivazione di fondo è chiaro che non si va da nessuna parte. Poi è chiaro che loro lo usano per orientarsi, per esercitarsi e poi alla fine dicono: lo sai cos’è che è successo? Questo è una ricchezza, è l’aspetto di ricarica personale che è impagabile.

 

Vivere un’esperienza come questa, mettendosi in discussione con gli altri, aprendosi su situazioni di difficoltà anche davanti a sconosciuti. Quanto è importante per far crescere la famiglia?

 

Raffaele: Qui siamo in una realtà particolare perché chi sceglie di fare una vacanza di questo tipo ha già una motivazione dietro, ma poi veramente le persone si accorgono che c’è la possibilità di crescere, perché non importa di parlare davanti a cento persone, l’importante è che quelle cento persone non mi critichino. Se si crea un clima buono diventa naturale aprirsi, so che mi posso appoggiare a una rete.

 

Mara: Poi normalizza, perché è vero che ci sono situazioni particolari  ma a volte le persone poi dicono: non avrei mai pensato di poter dire questa cosa davanti a tutti. Ma di fatto sapere che gli altri vivono le stesse situazioni anche se con accenti diversi, li aiuta a mettersi in una posizione di tranquillità, alleggerisce un po’ il peso, questo crea implicitamente un sostegno e alleggerisce il compito di chi gestisce i. gruppo, loro stessi curano il gruppo.

 

Dopo dieci anni di Sfaf, in che modo questa esperienza che fate insieme ha aiutato la vostra famiglia che viene qua come “esperta”

 

Mara: Noi abbiamo cominciato facendo insieme il lavoro nel campo, poi con la moltiplicazione delle richieste abbiamo cominciato a separare il lavoro.  è vero che noi veniamo per lavorare, però di fatto è un momento in cui siamo noi due, anche quando veniva nostro figlio Luca, comunque stavamo tra di noi anche ora che non lavoriamo insieme, perché di fatto tematiche e problematiche mi inducono a pensare a me, a noi e a Luca, inevitabilmente. Per cui questo diventa occasione di riflessione, di riconsiderazione di tante cose che poi va avanti tutto l’anno.

 

Raffaele: Per me il punto come famiglia è sottolineare alcuni valori, io ci credo in quello che faccio, è importante dare una mano ma facendolo si riceve. Per esempio, a me fa piacere insegnare le cose ma non per insegnare in sé ma perché penso che le persone che incontrano altri possono passare le informazioni, come i cerchi d’onda. Quindi mi fa piacere vedere che le persone imparano e stanno meglio, poi possono essere di aiuto ad altri. E questo circolo virtuoso aiuta a prevenire il disagio psicologico e credo che il disagio si prevenga creando delle famiglie che sanno comunicare tra di loro, perché nessuno ci insegna a comunicare, e quindi qui c’è l’occasione di poter parlare. Vedo delle persone in dieci anni che sono cambiate senza ricorrere alla psicoterapia ma dandogli un clima dove le persone si mettono in discussione. Questo è nutriente perché possono far circolare informazioni e il valore di dire: io posso dare perché ho ricevuto. questo anche a sessanta anni mi permette ancora di generare.

 

Marco Diella

Laureato in Psicologia Clinica e di Comunità con la metodologia dell’Analisi Transazionale, specializzato in Fare Formazione presso l’Università Pontificia Salesiana. Sono psicologo e consulente della formazione con anni di esperienza nel mondo del terzo settore e delle organizzazioni. Il tipo di consulenza formativa per il quale vengo contattato è per lo più sulle competenze trasversali,