10 Marzo 2015

Lo scorso 20 Febbraio si è svolto presso l’Istituto Ambrosoli il secondo incontro del laboratorio psico-educativo per genitori e insegnanti “2015: i genitori disapprovano, i figli postano”.

Dopo i numerosi feedback positivi riportati dai partecipanti, si entra nel vivo dell’incontro tenuto dagli psicologi e psicoterapeuti Iaccarino e Altomonte.

Ai partecipanti viene proposta per due volte la visione di una scena tratta dal film “La ricerca della felicità”. La prima volta si chiede di immedesimarsi nel ruolo del padre e la seconda nel ruolo del figlio.

La ricerca della felicità – Vai al video mostrato all’incontro

Queste alcune delle riflessioni scaturite dalla visione del film.

Il padre invece di parlare al figlio parlava a se stesso, dimenticandosi quasi del ruolo di padre”;

“Immedesimandosi nel ruolo di figlio ci si sente umiliati, quando invece è chiaro il desiderio di volersi sentire apprezzati”;

“Il messaggio che arriva è: non sei capace, è inutile che ci provi, non puoi farcela!”.

“Da genitore in questi casi si sperimenta un senso di solitudine e tristezza interiore. Da solo un genitore non ha gli strumenti e sa di non farcela. Il padre (ndr) entra chiaramente in un conflitto interiore: in una sorta di inversione di ruoli, lui è il paziente e il figlio è il terapeuta che dà al padre l’occasione per riflettere.”

Emerge, così, che  i figli necessitano di ricevere da parte dei genitori messaggi di fiducia e sicurezza. Per farlo è necessario acquisire la capacità di essere positivi e non distruttivi.

Ciò che si vede nella scena, quindi, è sbagliato: bisogna avere consapevolezza di sé, riconoscere e correggere le proprie frustrazioni e dare ai propri figli anche ciò che non si è avuto dai propri padri.

Per creare un rapporto che sia di fiducia è necessario far capire ai propri figli quali sono le loro qualità e appoggiarli nelle loro scelte facendogli sviluppare un senso di responsabilità; importante, inoltre, è anche stare nel ruolo, non bisogna confondere se stessi con i propri figli!

Nella seconda parte dell’incontro si parla appunto di ruoli. Vengono presentati ai genitori tre copioni che descrivono scene conflittuali quotidiane tra genitori e figli. Viene chiesto loro di dividersi in coppie, scegliere uno dei tre conflitti – conflitto sull’ (ab)uso del cellulare, dei  videogiochi e di internet – inscenarlo nel ruolo di padre e di figlio e aggiungere un finale secondo la loro esperienza concreta.

Quest’attività permette loro di riflettere sui conflitti che ogni giorno avvengono nelle loro case e di rivestire anche quei ruoli ormai da tempo abbandonati: quelli di figli adolescenti.

Non poche le difficoltà e i dibattiti che si aprono a seguito di queste interpretazioni.  “Tutto ciò è una rappresentazione reale di come un conflitto non sia facilmente risolvibile” interviene Altomonte. “Una cosa che può aiutare, è porsi nei confronti del figlio non come se fosse problematico – cosa che caricherebbe il genitore di angosciama porsi nei suoi confronti  come una persona che sta vivendo” con gli evidenti problemi che il vivere e la crescita comportano.

Al termine dell’incontro sono ancora tante le domande a cui rispondere.  Come si può concretamente uscire dall’inevitabile e ormai troppo nota fase conflittuale tra genitori e figli nel periodo adolescenziale?

“Bisogna cercare una via d’uscita, cercando di spostarci da ‘come mi faccio capire’ a ‘come posso io stesso capire’; non rimanere fermi sulle proprie posizioni aspettando che l’altro capisca” spiega Iaccarino.

Bisogna, inoltre,  trovare il giusto momento per fare un intervento educativo. Se il momento non è propizio l’intervento non sarà fertile.

Le difficoltà che il conflitto presenta sono tante ma per Iaccarino e Altomonte tutto questo non sembra creare problemi; d’altronde, si sa, un problema si può definire tale solo quando mancano i mezzi per risolverlo.

Si rimanda quindi al prossimo incontro che permetterà di scoprire la chiave di risoluzione di qualsiasi conflitto: la negoziazione.