“Come si amano i miei genitori”: una riflessione dopo la giornata formativa

(di Cristina Maceratesi)

Partire ogni giorno è già una scommessa, tanto più lo è mettersi in cammino per raggiungere Roma allo scopo di affrontare un argomento scomodo, e poco attuale, si potrebbe dire : “Come si amano i miei genitori? La vita di coppia in famiglia. Come sostenere l’essere coppia nel processo educativo”.

Un buon numero di famiglie, provenienti dal Lazio, dalla Toscana, dalla Campania e dalle Marche, si sono ritrovate domenica 7 ottobre 2018 presso l’Istituto Pio XI a Roma per confrontarsi e  riflettere su cosa significa essere coppia oggi e comprendere ed acquisire degli strumenti atti a favorire la vita a due, per  renderla una “danza” armonica.

Guidati ed aiutati dalla Dott.ssa Sandra Maffei, psicologa e psicoterapeuta, ognuno di noi si è messo in ascolto e si è fatto interrogare dai video e dai lavori di gruppo che ci sono stati proposti.

Nei gruppi si è ribadito che uomo e donna sono differenti, due mondi che funzionano in modo diverso, ma nessuno dei due può dirsi giusto o sbagliato in assoluto; pertanto solo conoscendo le caratteristiche che contraddistinguono questi due universi si possono costruire dei mezzi ,dei ponti che permettono di vivere serenamente in coppia, senza annullare le emozioni, tanto necessarie per sopravvivere ogni giorno.

Attraverso uno stralcio di alcuni minuti del film “Casomai” del regista Alessandro D’Alatri, gli attori Stefania Rocca e Fabio Volo ci hanno rappresentato una scena di vita quotidiana in cui molti di noi partecipanti  si sono ritrovati. Nel video la coppia evidenziava come sia l’uomo che la donna riconoscono di avere un problema e cercano di risolverlo, ma ognuno a modo suo, tanto che diviene questo il vero problema. L’uomo mostrava stanchezza, il desiderio di riposare , di avere un momento di pausa e di silenzio dove il nulla potesse regnare per riacquistare le forze; mentre la donna incalzava con il desiderio di confronto, un confronto che c’è stato nel passato, ma che si è perso con la quotidianità di alcuni anni di vita insieme.

La dottoressa ci ha fatto confrontare in piccoli gruppi per aiutarci a comprendere che è vero che questa coppia aveva un problema, ma la sede di esso risiedeva nel non saper gestire in quel momento la diversità del modo di affrontare la vita e i problemi tra essere uomo e donna.

Per approfondire questo aspetto, si è usato un altro video, di un pastore americano psicologo Dott. Gungor  che in modo molto ironico e divertente parlava della mente dell’uomo e della donna.

L’uomo è predisposto a lavorare per tematiche (come se stesse in un magazzino con dei cartoni da aprire e poi richiudere e riporre in uno scaffale), una alla volta cercando di non farli mai incontrare, per poter risolvere ogni questione trattata nel più breve tempo possibile senza troppe complicazioni.

La scatola preferita della mente maschile è il “NIENTE”: è per questo che un uomo riesce a pensare a nulla o fare nulla (come ad esempio lo zapping continuo con il telecomando). Questo “fare nulla” è l’aspetto che rimane più incomprensibile alla donna e che probabilmente la innervosisce di più, perché lontana alla sua continua iperconnessione.

La donna è predisposta alla relazione, ha la mente come un insieme di cavi tutti collegati tra loro, senza mai interrompersi ed è in continuo movimento ed agitazione. La donna non riesce a smettere di pensare o provare emozioni, che sono tra le altre cose conservate gelosamente nella sua memoria, e spesso pensa a più cose contemporaneamente e lo esterna anche con la voce…cosa che manda in confusione gli uomini.

Tali differenze non sono nuove, ciò che è nuovo e forse interessante è la riflessione che ci proponeva la Dott.ssa Maffei: quello che possiamo apprendere sono delle nozioni generali che vanno analizzate anche all’interno della coppia. Per la vita di tutti i giorni non basta conoscere le cose: per costruire la “Danza della quotidianità” bisogna accordarsi, trovare delle strategie comuni che ci aiutino a superare alcuni possibili fraintendimenti. Non esiste un’unica ricetta utile e uguale per tutte le coppie: in quanto ognuno di noi ha le proprie esperienze e le proprie caratteristiche, ma parlandone c’è la possibilità di costruire spazi condivisi.

Nessuno rimane lo stesso dopo il matrimonio o durante una convivenza: la vita di coppia richiede a ciascuno continue verifiche e aggiustamenti. Con un cuore e una mente aperti si possono fare scoperte e scelte, che se vagliate insieme, diventano consapevoli per permettere alla coppia di crescere e maturare continuamente.

Con tutto questo percorso, personalmente ho confermato l’idea che solo nella vita di coppia ogni donna può diventare veramente donna e l’uomo veramente uomo. Il confronto, le discussioni, i passi falsi, le cadute e le riprese sono passi necessari per crescere…non si può necessariamente essere sempre d’accordo su tutto, anche i figli ne sarebbero confusi.

Porto a casa anche qualche dubbio: sono disponibile a mettermi sempre in discussione? Riesco a ricordarmi che le differenze che noto sono necessarie, che ci arricchiscono e non ci mettono in competizione, né ci fanno invadere spazi altrui? Sono sempre disponibile a pensare che la mia è una possibile idea o soluzione e non necessariamente la migliore? Chissà se i figli, quando ci guardano, ci vedono “danzare”?

Penso che il percorso formativo sia come una strada senza fine, dove il confronto è l’anima e la capacità di autocritica e ironia il corpo: prima si apprende con la mente ed il cuore per poi poter sperimentare concretamente nella vita. Fare da soli questo cammino è sicuramente più faticoso e le curve decisamente più difficili e pericolose, con il rischio di andare fuori strada. Camminare insieme ci rende più sereni e meno soli. Nessun uomo è un’isola e l’amore di coppia ci rende sicuramente migliori.

A noi coppie, che abbiamo la fortuna di avere dei professionisti che ci aiutano nel percorso della vita, resta il compito di non lasciare sole le altre coppie che incontriamo, anche nelle periferie, nelle varie stagioni della vita, con una parola, con la presenza e con l’esempio, per quanto ci è possibile…